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Insulinoresistenza e perdita di peso: un legame a doppio filo

Non perdo peso: cosa ho sbagliato?

Seguo alla lettera diete da fame ma non riesco proprio a dimagrire… e poi riprendo tutto con gli interessi! Cos’ho di sbagliato?

Niente. Se ti ritrovi in questa situazione cronica, spiacevole e frustrante non credere che sia sempre colpa tua. In molti casi, infatti, perdere poco peso a fronte di tante rinunce e recuperare velocemente i chili persi può essere la spia di uno squilibrio troppo spesso sottovalutato: l’insulinoresistenza.

No, non sei una mosca bianca. Questa condizione colpisce davvero tante persone spesso inconsapevoli e ormai rassegnate a vedersi come il caso disperato di turno.

È una di quelle zone grigie che lavora nell’ombra impedendoti di vivere bene e che, se non individuata e gestita in tempo, può portare a situazioni ben più serie come il diabete di tipo 2.

Che cos’è l’insulinoresistenza?

L’insulinoresistenza è la condizione in cui le tue cellule non riescono più a gestire lo zucchero presente nel corpo e tentano in tutti i modi di chiuder loro le porte d’accesso. Si dimostrano così meno sensibili – appunto resistenti – al messaggio dell’insulina, ormone che invece spinge il glucosio al loro interno, evitando un accumulo nel sangue che sarebbe pericoloso per la tua salute.

Ma perché le cellule arrivano a rifiutare lo zucchero?

Per capirlo, partiamo da più lontano e andiamo con ordine, introducendo qualche tassello in più.

Glucosio: croce e delizia

Iniziamo il nostro viaggio dal glucosio, molecola fondamentale per la vita.

Le cellule sono ghiotte di glucosio che utilizzano come carburante per svolgere tutte le loro funzioni metaboliche, di crescita e di accumulo. Normalmente, però, nel nostro sangue ne circolano solo 5 grammi (l’equivalente di una bustina di zucchero da caffè). Questa piccola quantità è finemente gestita dal fegato, il regolatore della glicemia senza il quale non potremmo sopravvivere.

E il resto del glucosio che fine fa?

Viene accumulato sotto forma di molecole di riserva, che sono essenzialmente due: il glicogeno e i trigliceridi.

Il glicogeno è una lunga molecola composta da migliaia di unità di glucosio legate strettamente l’una all’altra. I trigliceridi sono formati da tre catene di grassi, legate a una molecola di glicerolo, che deriva proprio dal glucosio.

Insulina e glucagone: l’altalena del pancreas

A digiuno, durante una dieta povera di carboidrati o uno sforzo fisico intenso, il corpo deve procurarsi in qualche modo energia. E la ottiene attingendo da queste riserve. 

Sotto lo stimolo del glucagone – un ormone prodotto da particolari cellule del pancreas (dette cellule alfa) – glicogeno e trigliceridi vengono “bruciati” e scomposti per ricavare glucosio.

Quando poi mangi un piatto a base di carboidrati, come ad esempio 100 grammi di pasta, circa 80 grammi di glucosio entrano in modo molto rapido nel sangue, innalzando di colpo la glicemia. Che bel carico!

Il tuo pancreas, allora, risponde prontamente riducendo la produzione di glucagone e aumentando quella di insulina, ormone antagonista che farà entrare il glucosio all’interno delle cellule attraverso dei canali preferenziali.

Una piccola quantità di insulina, detta insulina basale, in realtà circola nel sangue, anche a digiuno. Ma la sua concentrazione aumenta di molto dopo un pasto, principalmente in risposta ai classici carboidrati (come pane, pasta, riso, patate, pizza).

Lo scopo dell’insulina è doppio: 

  • abbassare la quantità di zucchero circolante, che altrimenti diventerebbe pericolosa, riportando la glicemia a valori normali;
  • permettere al glucosio di entrare nelle cellule, dove sarà usato come fonte energetica per le attività metaboliche, di crescita e di riserva.

Quindi ricapitolando…

  • Il glucosio è il carburante preferito dalle cellule. 
  • Quando scarseggia, viene ricavato a partire dalle riserve di grassi e glicogeno, sotto lo stimolo del glucagone.
  • Dopo un pasto ricco in carboidrati, il pancreas viene stimolato a produrre più insulina. Questo ormone fa sì che il glucosio venga rimosso dal sangue ed entri nelle cellule come energia di pronto utilizzo e di riserva. 

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