I destinatari del messaggio dell’insulina
L’insulina è un ormone fondamentale per il metabolismo, la crescita cellulare e l’accumulo di energia. Questo ormone svolge la sua azione principalmente su tre bersagli: fegato, muscolo e tessuto adiposo.
Il fegato
Il fegato è il primo a ricevere l’insulina direttamente dal pancreas – attraverso la vena porta – e in concentrazioni 2 o 3 volte maggiori rispetto a tutti gli altri organi. Quando c’è poco glucosio, lo ricava dalle riserve di glicogeno e poi, quando queste si esauriscono, da altri substrati, come glicerolo e amminoacidi.
In presenza di grandi quantità di zucchero, invece, il fegato inizierà ad accumularlo. Prima riformerà le scorte di glicogeno e poi trasformerà la restante parte in trigliceridi e colesterolo…e a lungo andare aumenta soprattutto quello cattivo (LDL).
Il muscolo
Il muscolo, in presenza di insulina, aumenta enormemente il numero di canali per far entrare glucosio. Questo verrà in parte usato per produrre energia e in parte stoccato in forma di glicogeno, riserva a cui attingere in caso di necessità.
Non dimenticare che l’insulina favorisce anche l’ingresso di amminoacidi e quindi darà una bella spinta alla crescita muscolare!
Il tessuto adiposo
E ora veniamo al tessuto adiposo, il più ghiotto di insulina.
In sua presenza, si interrompono tutte le reazioni che portano a bruciare, a favore delle reazioni opposte – in cui tante molecole di glucosio si uniscono a formare nuovi acidi grassi. In altre parole, per tua gioia, il tessuto adiposo continuerà ad accettare glucosio a oltranza, trasformandolo in trigliceridi…quindi in altro grasso!
L’ormone dell’abbondanza
L’insulina determina un aumento della sintesi proteica, della crescita muscolare, ma anche – e questo potrà farti meno piacere – del tessuto adiposo e della produzione di colesterolo e trigliceridi.
Quando questo ormone è alto, il tuo corpo smette di bruciare perché non ha bisogno di accedere alle riserve, anzi ne approfitta per crearne di nuove e farle crescere.
Non esistono buoni o cattivi
Aspetta, so già a cosa starai pensando… “Maledetta insulina!”.
Eh no…questo ormone “accumulatore” ha permesso alla nostra specie di sopravvivere nei millenni, resistendo a carenze di cibo cicliche.
Il tuo corpo è una macchina progettata per funzionare al meglio e ogni componente svolge delle funzioni ben precise per mantenere un equilibrio dinamico. Insomma, la natura non ti vuole male, non ti vuole con quella pancetta o con quei chili di troppo, per renderti una persona obesa e malata.
Quindi, nessuna demonizzazione o terrorismo psicologico su glucosio e insulina… Finché tutto è mantenuto a livelli fisiologici, c’è un equilibrio perfetto.
Sono piuttosto gli squilibri, le alterazioni di questi meccanismi naturali, che vanno a rovinare l’armonia!
E noi spesso, con abitudini poco sane, ci mettiamo lo zampino…
Quali sono e come nascono queste alterazioni?
Cellule e insulina: una questione di sensibilità
Se tutto funziona al meglio, le cellule sono ben sensibili e ricettive al messaggio dell’insulina e la glicemia è mantenuta stabile.
Quando il glucosio scarseggia, l’energia sarà ricavata dalle riserve sotto l’azione del glucagone, ormone che ci spinge a “bruciare”.
Dopo un pasto, invece, si attiva l’insulina che permette agli zuccheri di essere rimossi dal sangue, entrare nelle cellule e svolgere funzioni metaboliche e di riserva.
Fin qui, tutto è in equilibrio.
Se l’equilibrio si rompe: insulinoresistenza e iperinsulinemia
Se però le cellule arrivano a essere sature di glucosio, inizieranno a difendersi da questo dolce attacco bloccando il suo ingresso e diventando meno sensibili, appunto resistenti, al messaggio dell’insulina.
La conseguenza? Un accumulo di glucosio nel sangue che, oltre certe quantità, diventa pericoloso.
Inizialmente, per evitare questa situazione, il pancreas è costretto a produrre più insulina del normale, che “urlerà” il suo ordine ed essendo in maggioranza vincerà la resistenza delle cellule, forzandole comunque ad accettare glucosio. Ovviamente più insulina vuol dire più abbondanza…quindi più grassi che si accumulano nel muscolo, nel fegato e nel tessuto adiposo, in continua crescita.Questa condizione, detta iperinsulinemia euglicemica, è la prima zona grigia, nella quale avrai una glicemia comunque “normale”, che a occhi poco attenti potrebbe passare inosservata – come spesso accade.
Ma in realtà, si tratta di un equilibrio apparente e precario, mantenuto solo da un’insulina che sta aumentando pericolosamente. Se non individuata e gestita, questa situazione può degenerare nel caos, al punto che anche un esercito di molecole di insulina non sarà più sufficiente a tenere a bada l’aumento di zuccheri nel sangue.
Iperinsulinemia e iperglicemia: un’accoppiata micidiale, anticamera del diabete di tipo 2.
Povero pancreas!
A questo punto il pancreas è sfiancato.
Le sue cellule (cellule beta) non ce la fanno più a star dietro alla continua produzione di insulina e inizieranno a produrne sempre meno, fino a morire di sfiancamento.
E poiché non hanno capacità di rigenerarsi, il pancreas si spegnerà letteralmente.
A questo punto sarà necessario somministrare insulina dall’esterno, come accade nel diabete insulino-dipendente.




