Iniziare a mangiare bene a cinquant’anni

Testimonianze

Iniziare a mangiare bene a cinquant’anni

Io e il cibo: storia di un amore malato

Ho iniziato la mia esperienza per motivi di salute. Arrivato a cinquanta anni il corpo ha iniziato a darmi dei segnali (in realtà me li dava anche prima, ma io facevo finta di niente) che qualcosa non andava.

Ho sempre saputo che avrei dovuto mettermi a dieta, prima o poi, e ogni tanto lo facevo; ma erano solo dei mezzucci per sentirmi un po’ sollevato con la coscienza così da prepararmi al solito rientro al regime alimentare sbagliato.

L’ultima volta che avevo avuto un peso giusto era stato quando avevo poco più di vent’anni, perciò trenta anni fa. Senza girarci troppo intorno, mi creavo alibi per non interrompere il mio modo malato di mangiare (“ Non faccio il modello e non ho bisogno di espormi”, “Con l’età un po’ si ingrassa, tanto ormai sono così da molto tempo”) oppure, se lo interrompevo, lo riprendevo quanto prima perché per me era la cosiddetta “normalità”.

Anche il contesto amicizie e famiglia non mi è stato mai d’aiuto, anzi. In moltissime occasioni se non ti “allinei” a quella che è la circostanza mangereccia, diventi il diverso, quello che disprezza, quello che fa sprecare le cose buone che oramai sono a tavola e altri meccanismi di “ricatto” che fanno scattare i sensi di colpa a chi non mangia.

Mi guardavo intorno e tutti mangiavano, tutti allineati con quel comportamento. Perciò mangiavo anch’ io e tanto.

A questo si aggiungeva il piacere di bere alcolici, soprattutto la birra. Un vero e proprio amore, tanto da iscrivermi 10 anni fa ad un corso per degustatore amatoriale – senza perdere neanche una lezione. E il miglior modo per conoscere è assaggiare, abbinando a del buon cibo. Tutto molto bello, ma…

Come mi sentivo davvero?

Spesso dopo queste “normali” abbuffate avevo problemi a digerire, con conseguenti mal di testa, bruciori, reflusso, cattiva qualità del sonno. E poi dolori diffusi e problemi dovuti al mio peso eccessivo.

Prendevo il farmaco di turno e andavo avanti proponendomi di cambiare, prima o poi, e dando la colpa del malessere a qualcos’altro ma non a quello che avevo mangiato.

Mangiare e bere accompagnati spesso da un senso di sconfitta dentro, che veniva sommerso dal mio appesantimento fisico. E molto spesso dopo una discreta abbuffata, quando avevo la sensazione di esplodere da un momento all’altro e nell’attesa che arrivasse il dolce, scattavano i buoni propositi di mangiare meno e meglio, spazzati via dalla prossima circostanza dove non mi sarei risparmiato niente.

Si può riassumere dicendo che il mangiare era la consolazione per non essere riuscito a controllare quanto e come mangiavo.

Dunque la situazione era questa: obesità, sensi di colpa, frustrazione e malessere. E questo è andato aumentando, di pari passo con l’età.

Il punto di svolta

La situazione è precipitata quando la mia cardiologa, molto preoccupata, mi ha chiaramente detto di fare una scelta seria, senza alibi e buoni propositi vuoti, che conoscevo alla perfezione. Avevo bisogno di un aiuto, dovevo trovare una nutrizionista e sotto suo consiglio mi sono rivolto a Federica.

L’impressione, entrando nello studio per la prima visita, è stata “Ma che ci faccio qui?”. Una sorta di fase preparatoria all’inevitabile responso che mi aspettavo: “Sei un caso difficile, vediamo ma dubito che otterremo qualcosa”. Oppure, mi sarei creato un altro alibi per rinunciare; altra sconfitta che avrebbe trovato consolazione nel cibo, copione che conoscevo benissimo.

E invece no.

Ho incontrato una nutrizionista che, per prima cosa, non ha sgranato gli occhi quando sono salito sulla bilancia e poi mi ha spiegato chiaramente quali sarebbero state le fasi del mio percorso, che era assolutamente fattibile, nulla di assurdo o impossibile. E’ stata talmente chiara nella nostra conversazione che non potevo crearmi nessun alibi per non farlo.

Non avevo avuto risposte distratte o poco chiare o interpretabili. Mi ha colpito proprio questo, la chiarezza. Questo mi ha fatto scattare la molla della fiducia. A questo punto, mi sono detto, dipende solo da me. Il copione che avrei seguito da quel momento non era il mio ma il suo. E ho iniziato.

Iniziare a volersi bene

All’inizio c’è stato un po’ di smarrimento, avevo delle abitudini nuove, diverse ma sicuramente migliori. Stavo iniziando un percorso per volermi bene, stavolta davvero.

Certo, le vecchie abitudini erano ben radicate (ti ricordo che ho 50 anni). Però ho iniziato a provare delle sensazioni nuove, bellissime. I problemi di salute come mal di testa, reflusso, stanchezza costante iniziavano ad essere meno frequenti e meno forti.

Prima di dimagrire avevo mal di testa o dolori diffusi una/due volte a settimana. Ad un tratto ho iniziato a sentire il mio corpo che stava bene.

Le mie difficoltà

Ci sono stati momenti di difficoltà soprattutto nei momenti “sociali”. La tentazione di tornare alle vecchie abitudini c’è stata, certo, ma il benessere raggiunto era così forte che ho superato anche questi momenti senza troppi problemi.

Ho imparato a volermi bene, a prendermi cura di me.

Ho capito che le persone molto spesso cercano di prendersi cura degli altri, con intenzioni sincere, offrendo il cibo. E che rifiutarlo sembra offensivo. Niente di più sbagliato. Penso a me, non posso e non voglio mangiare continuamente cose che poi mi faranno male, solo per fare piacere agli altri.

Quindi mi concedo ciò che voglio quando voglio e, se sento di aver raggiunto il limite, garbatamente ringrazio e rifiuto, incassando le eventuali osservazioni ironiche o facce offese. Basta dimostrare volontà e non cercare mai il consenso. Dopo un paio di tentativi di corruzione diventerà la normalità e nessuno ci baderà più.

Il consenso e l’approvazione sicuramente fanno piacere ma non servono a raggiungere l’obiettivo, nel mio caso mantenere questa nuova sensazione di benessere.

Il mio punto di forza è la convinzione che sto facendo la cosa giusta per star bene, imparando la moderazione.

La mattina, quando salgo sulla bilancia o mi guardo allo specchio sono solo io, non c’è nessuno di quelli che mi offrono cibo o che mi guardano storto se non mi allineo.

Evitare di mangiare e bere come facevo prima non è una rinuncia ma un dono che faccio a me stesso, giorno dopo giorno.

Vedere il cibo con occhi diversi

Immagina di essere sempre stato seduto sulla stessa sedia, dallo stesso lato, senza distogliere mai lo sguardo e ad un certo punto decidi di spostarti, cambiando il punto di osservazione.

Ecco, così ho iniziato a vedere tutto in modo diverso.

Quanti messaggi, nelle pubblicità e nel quotidiano domestico, ti spingono a lanciarti sul cibo con colori, confezioni, profumi, nomi, musiche, rumori, messaggi, promesse.

Stimoli che aggirano la parte razionale e ti spingono a mangiare senza misura.

Accompagnati, poi, dalle pubblicità dei farmaci contro il bruciore di stomaco, reflusso, nausea, mal di testa. Istigazioni continue ad abbuffarti e poi a comprare farmaci perché abbuffarsi ti fa star male.

Per fare una battuta, potrebbero dire direttamente di mangiare meno e meglio così risparmi, non abusi di farmaci e ci guadagni in salute.

C’è una nota pubblicità che dice: “Lo stomaco non vede il cibo come lo vedi tu”. Verissimo, lo stomaco molto spesso subisce le decisioni degli occhi. Gli occhi a volte posso rivelarsi un nemico. Oppure un amico

La mia nuova vita

In questo mio percorso di cambiamento e scoperta ho trovato un’altra vita, nettamente migliore rispetto a quella di prima.

Principalmente, per il benessere fisico: riesco a muovermi molto meglio, non ho più la sensazione di esplodere da un momento all’altro, sono scomparsi completamente tutti i problemi di digestione, scomparsi i mal di testa frequenti e in generale dolori e problemi dovuti al troppo peso. Eliminati completamente i farmaci per lo stomaco.

E poi il benessere di testa. Non rinuncio a niente, scelgo e mi godo la mia vittoria. Un’ enorme soddisfazione che ho scoperto dopo decenni di errori e frustrazioni.

Il mio messaggio per te

Parlo volentieri con chi mi chiede “Ma come hai fatto?”, non per dire che sia facile o difficile – ognuno è un mondo a sé, con tutte le sue meravigliose sfaccettature – ma per dire che questo tipo di vita per me è di gran lunga superiore rispetto a quello di prima.

Ho iniziato il giorno 8/2/2018 e sto continuando a volermi bene.
Piccole soddisfazioni… passare da XXL a S/M!

Daniele, 26/10/2020

Daniele nel 2018

Daniele nel 2021